20 Giugno 2026
Il mondo della cultura e della ricerca storica perde una delle sue figure più autorevoli e influenti. Carlo Ginzburg, tra i più importanti storici italiani del Novecento e tra i fondatori della microstoria, ha lasciato un’impronta profonda nel modo di studiare e raccontare il passato, portando alla luce le vicende di uomini e donne spesso dimenticati dalla grande storiografia.
Nato a Torino il 15 aprile 1939, Carlo Ginzburg apparteneva a una delle famiglie più significative della cultura italiana del Novecento. Era figlio dello scrittore e intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della celebre scrittrice Natalia Ginzburg. La sua formazione si sviluppò in un ambiente ricco di stimoli culturali e civili, che contribuì a forgiare il suo sguardo critico sulla storia e sulla società.
Dopo gli studi universitari alla Scuola Normale Superiore di Pisa, intraprese una brillante carriera accademica che lo portò a insegnare in prestigiose università italiane e internazionali, tra cui l’Università di Bologna e l’Università della California di Los Angeles (UCLA).
Il suo nome è legato soprattutto alla nascita della microstoria, un approccio che spostò l’attenzione dagli eventi politici e dai grandi protagonisti verso le persone comuni, le loro esperienze quotidiane e le dinamiche sociali spesso invisibili nelle tradizionali narrazioni storiche. Questo metodo contribuì a rinnovare profondamente gli studi storici a livello internazionale.
Nel corso della sua lunga attività scientifica si occupò anche di stregoneria, religiosità popolare, storia culturale, arte e metodologia della ricerca storica. I suoi studi hanno influenzato generazioni di studiosi, ben oltre i confini italiani, grazie a un approccio rigoroso e innovativo che ha sempre cercato di coniugare il dettaglio con la comprensione dei grandi fenomeni storici.
Premiato nel 2010 con il prestigioso Premio Balzan, Carlo Ginzburg è stato riconosciuto come uno dei maggiori interpreti della storia culturale europea. La sua eredità intellettuale continuerà a vivere nelle sue opere, nei suoi allievi e nel metodo di ricerca che ha contribuito a costruire.
Con la sua scomparsa, la storiografia internazionale perde una voce originale, capace di insegnare che dietro ogni grande evento si nascondono storie individuali che meritano di essere ascoltate e comprese.
da Quotidiano Piemontese
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